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figliol prodigo100x150EracleaViva 2016,
Manifestazione Culturale a cura di Fraterraecielo 
“La Vita sta lì, ad un passo dal salto che non facciamo”

 

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IL FIGLIOL PRODIGO (Giorgio De Chirico)

Nel “Figliol prodigo” del 1920, Giorgio De Chirico rappresenta l’esperienza del ritorno. Sicuramente ha guardato all’analogo soggetto dipinto da Rembrandt. Per De Chirico il soggetto aveva un valore autobiografico. Alle spalle aveva la cultura e la civiltà greca, la cui caratteristica consiste proprio nell’atteggiamento della domanda. Aveva vissuto a Ferrara, una città segnata profondamente dall’impegno politico e civile, ma egli non si poteva accontentare di un credo materialistico. Sullo sfondo del quadro appare un paesaggio mediterraneo che evoca il luogo che ha lasciato, mentre sulla destra gli edifici che si ergono richiamano l’architettura della città emiliana, in cui sorse il raggruppamento dei pittori della Metafisica. Egli così riscopre le sue radici, in una statua greca, nel “padre”, che ha abbandonato il suo “piedistallo” per venirgli incontro.

Martin Buber, celebre scrittore ebraico, affermava che gli uomini cercano e cercano in continuazione finché trovano il loro “tesoro” sotto la stufa di casa. Così De Chirico ritrova nella cultura che lo ha generato quella verità che stava cercando. Per lui è come un esame di coscienza; una cultura non è tale se non ci rimette a contatto con le nostre radici.

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