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Non è la libertà che manca, mancano uomini liberi

magritte golcondaweb“La Libertà, Sancio, è uno dei più preziosi doni che i cieli abbiano mai dato agli uomini; né i tesori che racchiude la terra né che copre il mare sono da paragonare ad essa; per la libertà come per l’onore, si può e si deve mettere a repentaglio la vita”

 M. de Cervantes, Il fantastico hidalgo don Chisciotte della Mancia

“Perché io so che desidero l’infinito, che questo infinito c’è perché ho sempre nostalgia di lui ma ogni giorno afferro il particolare, vado dietro a qualunque oggetto che poi mi lascia insoddisfatto”

 P. Lagerkvist, Premio Nobel per la Letteratura, 1951

  

Oggi siamo in una situazione in cui è difficile trovare uomini che si avventurino nel cammino della libertà. Possiamo dire che la libertà oggi è un bene tanto prezioso quanto scarso. Basta domandarsi quanti uomini veramente liberi conosciamo. Ci troviamo di fronte a un desiderio enorme di libertà, ma allo stesso tempo all’incapacità d’essere veramente liberi, cioè noi stessi, nella realtà. È come se, di fatto, ognuno si piegasse a quanto ci si aspetta da lui in ogni circostanza: così si ha una faccia nel lavoro, un’altra con gli amici, un’altra ancora in casa…

Per non dire quante volte uno si sente soffocare nelle circostanze della vita quotidiana, senza la minima idea di come liberarsi, se non aspettando di cambiare le circostanze o che queste cambino per il loro gioco stesso.

Alla fine uno si trova bloccato, sognando una libertà che non arriva mai.

In un momento storico in cui si parla tanto di libertà come assenza di vincoli, come possibilità di avere tutto, magari in fretta e per i più bravi con il minimo sforzo,  dove qualunque pretesa  equivale ad un diritto che lo Stato deve riconoscere, quello che salta agli occhi è che l’uomo si percepisce mancante.

La storia degli ultimi secoli potrebbe riassumersi come una riduzione progressiva della persona all’individuo spersonalizzato o alla libertà formale, mettendo tra parentesi la libertà reale.                                                                                                                    

Davvero essere liberi è fare ciò che pare e piace?                                                                 

Noi non ci accontentiamo della soddisfazione dei nostri desideri più immediati, quanto più si compiono questi desideri tanto più viene a galla che desideriamo qualcosa di più. Quando eravamo bambini ci accontentavamo delle caramelle. Oggi non più. La nostra esperienza, se uno fa attenzione a quello che essa ci dice ed è leale con quello che emerge da essa, ci fa scoprire la vera natura del nostro desiderio, una realtà che non si esaurisce mai.

Noi tutti abbiamo fatto l’esperienza che non sempre la vita ci castiga, impedendoci di soddisfare il nostro desiderio. In tante occasioni noi riusciamo a compiere quello che desideriamo, ma questo non ci soddisfa definitivamente. Dopo poco siamo daccapo. Ci si incomincia a rendere conto del dramma del vivere, non quando la vita risponde di «no» al desiderio, ma quando risponde di «sì». Quando risponde di «no» uno può ancora aspettare l’occasione in cui risponda affermativamente, ma il dramma incomincia quando la vita risponde di «sì», e questo non basta. Quando un uomo fa questa esperienza con il lavoro, la moglie, le cose, … finisce per domandarsi: allora, che cosa basta? «Quid animo satis?».

“Ciò che occorre è un uomo, / non occorre la saggezza, / ciò che occorre è un uomo / in spirito e verità; / non un paese, non le cose, / ciò che occorre è un uomo, / un passo sicuro, e tanto salda / la mano che porge che tutti / possano afferrarla e camminare / liberi, e salvarsi» (Carlo Betocchi, «Ciò che occorre è un uomo», in Dal definitivo istante , Milano, Bur, 1999, p. 247).  

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